beatrice's profileѕєємѕ ℓιкє ιт'ѕ вєєи fσя...BlogListsGuestbookMore ![]() | Help |
L'InevitabileMi capita spesso di voler evadere, volare via da qui. Correre così velocemente da esaurire tutte le energie che ho in corpo. Ecco, oggi evado, scappo. Qui dentro ormai me sento stretta. Troppo stretta per poter respirare a pieni polmoni. C’è troppo di me, una me che ormai è solo il vago ricordo di una foto in bianco e nero. Quella me che appartiene alla fase uno della mia vita. Io ho iniziato la Fase.Due. Nuove persone, nuove sensazioni, nuove emozioni. Nuova me. Perciò questo mondo non mi si addice più.
Per tutte quelle persone che mi vogliono bene da molto tempo, per quelle persone che aspettano che io scriva qualcosa di nuovo, per quelle persone che hanno voglia di sapere come sto. Per tutte quelle persone meravigliose che mi hanno tenuto compagnia nei giorni più difficili. D’ora in avanti mi troverete qui:
¢σиfєѕѕισиι ∂ι υи'αиιмα ¢σмρℓι¢αтαмα νιє. ραят 2
Perché la mia vita continua. Ma, come si addice ad un’irrequieta come me, il cambiamento ad un certo punto diventa i n e v i t a b i l e .
Sad. Just a little bit.Splende il sole e dovrei essere felice.
Ma sono di poche parole, oggi.
Vorrei solo cancellare quegli ultimi cinque minuti
quando tu mi hai tirato un sasso sul cuore, e mi hai
fatto male.
E così non riesco a non piangere.
Forse per rabbia, forse per delusione,
o forse semplicemente perchè ci sto male.
Mi sento un po' più sola, oggi.
Spero che domani sia diverso.
Perchè tu sai come sono, io che di quello che
veramente
mi fa stare male non riesco a parlare.
Sai che forse farò finta di niente. Che a vederti
mi si bagneranno un po' gli occhi e farò fatica
a ricacciare dentro una lacrima.
La gioia dell'aspettativa dell'estate che ci attende
e che ci vedrà ridere insieme oggi non mi fa sorridere.
Domani sicuramente riprenderà tutto com'è tutti i
giorni. Solo oggi, non mi va.
Mi dispiace solo perchè tu sei l'unica persona che non
mi ha mai trattato male nella mia vita. L'unica.
Chiunque prima o poi mi ha offeso, o fatto male.
Chiunque. Tranne te.
Oggi è diverso. Oggi è chiunque. Punto.
E allora sai che mi resta da fare?
non mi viene altro da fare se non abbassare
la testa e, nascondendo gli occhi sotto i capelli,
tirare su col naso una volta in più, cercando
solo di non far vedere quella goccia salata che
scende lungo la guancia e precipita per terra.
Mi dispiace.
E' come se avessi soffiato un alito di vento gelido sul mio cuore.
E ora? Saresti capace di scaldarmelo di nuovo?
Aria di primaveraSto intessendo una rete di relazioni sperando che nessuno si faccia mai male.
Ma cosa ne posso sapere io, piccola e inesperta diciottenne,
di ciò che accade quando due persone si vogliono bene?
Voler bene significa avere un certo dipo di dipendenza.
C'è bisogno dell'altra persona.
E, se è davvero speciale, quando non c'è manca.
Nelle amicizie, come negli amori, non dovrebbe esistere
solo un sentimento: la gelosia.
Qui la gelosia mi sta rovinando tutto.
C'è un sole Pazzesco è sto benissimo.
Ma davvero. Bene come non mi sentivo da tempo.
Sono allegra, zuccherosa. Ho voglia di fare fare fare.
Salire sul mio adorato tetto e respirare tutta quest'aria nuova che sento.
Oggi, tornando a casa da scuola, sono entrata nel vialetto di casa mia.
E' fantastico perchè c'è una fila di alberi di pesco e sono tutti fioriti.
Hanno dei piccoli gioiellini rosa che sprigionano uno dei più buoni profumi al mondo.
Passavo sotto questi alberi, mentre una pioggia di petali cadeva lentamente sull'asfalto
caldo. E' stato fantastico. Mi sono sentita in pace.
E' da un po' di giorni che una domanda mi tormenta la mente e non mi lascia in pace
Quandoincontriilragazzodellatuavita
telosentinellapancia?
Beh, perchè se è così credo di averlo incontrato.
[...]
![]() [ є intanto мι мαи¢нι ¢σѕì тαитσ ¢нє ιиѕιємє α тє мι мαи¢α ιℓ яєѕριяσ ]
In silenzio. Perchè c'è poco e niente da dire.Non so bene come sia finito qua sotto, ma so che ho paura. Tanta paura. E' giusta la parola paura? La provo oggi per la prima volta. Non è come quando la mamma mi metteva in castigo in bagno dietro alla porta e avevo paura che la tazza del gabinetto potesse risucchiarmi. No. Quella che provo in questo momento è paura vera. Ho male ovunque e faccio fatica a muovermi. Ricordo solo che mio fratello è caduto giù, in questo posto scuro e io volevo aiutarlo. Volevo salvarlo. Piangeva perchè si era fatto male. Pensavo che sarei riuscito a tirarlo fuori. Non faccio altro che piangere. Voglio la mia mamma. Dov'è la mia mamma? Ho freddo, tanto freddo. Mi fanno male gli occhi e il petto. Piango con i singhiozzi. AIUTO! Urlo da quando siamo qua sotto, ma nessuno mi sente. Il mio fratellino si è fatto tanto male. Urlava anche lui, prima. E' da un po' che non mi risponde più. Perchè?? Voglio tornare a casa mia. Voglio il mio letto. La mia mamma. I miei giochi. Prometto che d'ora in poi non farò mai più arrabbiare la mia mamma. Una volta la mamma mi ha spiegato che ad un certo punto le persone si addormentano e non si svegliano più. Mio fratello non si sveglia. Perchè non si sveglia?! Lo chiamo ma non mi risponde. Vuole lasciarmi da solo?! Come faccio ora? Ho paura. Tanta paura. Troppa paura. E poi qui fa freddo. Ho cercato di uscire ma non ci riesco. Ho male alle mani, mi fa male la gamba e ho anche fame. Vorrei un bel bicchiere d'acqua. Se canto magari ho meno paura.. ..Ahia! Non riesco più ad alzarmi. Piango da ore ormai, ma le lacrime non finiscono. Mi fa male la testa e non riesco a calmarmi. IO VOGLIO TORNARE DALLA MIA MAMMA. Qualcuno può portarmi via di qui? A me e al mio fratellino, anche se lui si è addormentato. Ho freddo freddo freddo. Tremo come le foglie secche sugli alberi quando c'è il vento in autunno. Qui c'è cosi buio che non riesco a vedere niente. Ho cercato di trovare una via d'uscita, ma qui ci sono solo muri e nient'altro. E ora sono tornato indietro e non trovo più il mio fratellino. Mammina dove sei? Vorrei dormire anch'io, ma ho troppa paura. Ho paura di addormentarmi. Poi non ci sarebbe nessuno che potrebbe chiamarmi e svegliarmi. Ma se sto sveglio e urlo prima o poi qualcuno ci troverà.. Non riesco a non chiudere gli occhi.. Dai, solo cinque minuti. Poi li riapro e qualcuno nel frattempo ci avrà trovato. Dormo solo cinque minuti, prometto. Poi mi risveglierò. Immagino cosi, a grandi linee, l'agonia di Tore. Veder morire il fratellino. Avere freddo, fame, paura. Volere la mamma. Tornare a casa. Continuare a sperare. Ma di fronte a certe disgrazie cosa si può dire? Niente. Solo stare in silenzio e abbassare la testa. Un groppone in gola che non se ne va, se solo ci penso. Ciao Ciccio. Ciao Tore. Non è giusto. Ma è così. [Una lacrima e un senso d'impotenza di fronte a questo schifo. Stufa di questo mondo, mi sento come in trappola.] ![]() Ricomincio. COn tutto il coraggio che ci vuole per farlo. Ma ci provo. Nient'altro.Si può vivere sognando?
E’ da un po’ che non parliamo.. Mi parla dolcemente, mi accarezza la gamba, poi con la mano mi tocca la guancia, e io sento il suo profumo invadere ogni singola parte del mio essere. Già. Però non dirmi così, se no mi viene da piangere. Abbasso la testa perché un po’ mi vergogno di averglielo detto, però con lui mi spoglio di ogni maschera. Lui è riuscito a farle cadere tutte, ad una ad una. E perché, scusa?! No, dai.. Non dire così, se no non te lo dico più.. No. Dimmelo ancora. Parlami ancora. Abbracciami ancora. Toccami ancora. Ho bisogno della tua voce, del tuo profumo, dei tuoi occhi color pece.
B I S O G N O .
E mi viene da piangere perché il cuore mi si riempie di dolcezza quando mi parli così, quando io e te siamo soli, ci estraniamo dal resto dal mondo anche se intorno ci sono centinaia di persone. Ho bisogno di ogni tuo gesto. Di ogni tua parola. Di ogni tuo pensiero. Ho bisogno di sapere che ci sei. L’ultima volta che siamo usciti è stato tre mesi fa.. Pioveva quel giorno. La memoria senza volerlo mi riporta indietro. E sento ridere, riascolto le nostre confidenze, sento il calore che scaturisce da questo mio cuore gelido quando sto con te. Cosa pensi in questo momento? Perché hai bisogno di continuare a vedermi se poi ti trovi una ragazza, poi un’altra e poi un’altra ancora? È vero. Ma tanto ci vediamo lunedì, vero? Lunedì. Mi chiedi di venire da te. Eppure io non sono bella come le altre. Non sono nemmeno cosi divertente. Ma continui a cercarmi. E mi ripeti che nessuno mi vuole bene più di quanto me ne vuoi tu. Cosa vuol dire questo? Spiegamelo, ti prego. Certo che ci vediamo lunedì…Com’è andata prima con lei? Butto incerta la domanda e un po’ me ne pento. Non dovrei chiedertelo, ma ho la presunzione di pensare che sicuramente me lo dirai. Niente di che. Abbiamo parlato un po’… Lei non l’ha detto alle sue amiche.. E vi siete baciati… Si… Ma ti piace? Un po’. Ma non molto. Non molto. Tiro un sospiro di sollievo. Ho paura di questa ragazza. Perché la storia potrebbe ripetersi. Ti ci metti insieme e lei ti porta via. Io sono qui. Aspetto la tua felicità, ma voglio che tu la condivida con me. Non lasciarmi sola. Dimmelo che ci sei. Ho bisogno di te. ..Tu come stai? Perché me lo chiedi? Non lo so come sto. Oggi sto “così”. Tu sei al mio fianco e ti apri con me e ho paura di quello che mi hai detto, di quello che potrai dirmi. Così.. Sono sincera con te. Lo sono sempre stata. Anche ora sono sincera. Niente bugie, niente maschere. Ok? ..Non aver paura. Paura di cosa? Ho per caso parlato ad alta voce? O mi hai letta nella mente? Come ci riesci a far parlare i miei occhi? I miei occhi.. Di sicuro non sono più belli dei tuoi, né tanto meno dei suoi. Paura di cosa? ..In generale. Ok. Ci provo. Si, mi hai capito. Hai trovato la chiave per leggere il mio cuore e i miei occhi, dietro ai quali io nascondo tutto. Perché non riesco a nascondere niente a te? Ti voglio bene Bravo, abbracciami. Ho bisogno solo di questo adesso. Un abbraccio e un tivogliobene. Mi baci il collo. Leggermente. E io sorrido. E strofini la tua guancia contro la mia, piano. E io amo queste coccole. E ti stringo forte, sempre più forte. Poi ridiamo. Hey, lunedì mi raccomando vieni. Non dirmi di si e poi rimani a casa. Certo. Lo so. Verrò. Promesso. Se me lo chiedi tu, verrò. Ma certo che vengo. Che hai? Perché mi sembri così strano? Perché quegli occhi color pece mi guardano cosi, come poche volte prima d’ora? Niente, non ho niente.. Ti voglio bene. Anch’io ti voglio bene. E ho un po’ di malinconia, qualcosa di struggente nel cuore. Ma ti voglio bene. E vorrei dimostrartelo, ma non so come. Ma ti voglio bene. Più di chiunque altro al mondo. E un giorno lo saprai, per davvero. Non so quando sarà, ma te lo dimostrerò.
Forse è difficile capire il significato di queste parole, cosi come forse non è cosi semplice capire a chi si riferiscono. Si possono fare tante ipotesi, ma io so che la maggior parte di esse Sono errate. Non è cosi semplice come sembra. Parlo di sentimenti. Niente di nuovo. Però forse questo è qualcosa di diverso: non è amore, non è amicizia, non è odio, non è stima. Non è un sentimento descritto da una parola. Già, non so nemmeno Io cos’è. Ma c’è, e ignorarlo è inutile. Ma, se si pensa al destinatario.. capirlo può essere una bella sfida.
Just a Wonderfull thingTutto sembra più bello quando arriva. Incantato. Una fiaba.
Arriva la neve e io mi carico di un’energia sovrumana. Come se un singolo fiocco di neve guarisse ogni mia ferita del cuore. Tutto sembra ovatta, là fuori. Uno strato di magico nonsenso sul quale fluttua ignaro di tutto il resto. È tutto una delizia. E vorrei mangiare quella neve che cade. Come se fermasse il tempo In un’epoca senza età in cui tutto è in silenzio. Ogni rumore è piegato sotto di lei, la Regina indiscussa del Regno d’Inverno.
Arriva vestita di un Bianco manto, ed incanta con la sua Non-musica. Shh.. E' tutto silenzio.
Ho smesso di scrivere già da un po'. Ho perso la mia ispirazione. Più che persa, si è addormentata. È qui, che dorme beatamente sul mio letto. Si è coperta bene con la mia trapunta calda.. forse aveva un po’ di freddo. Si, dev’essere proprio così. La chiamo spesso. Le urlo all’orecchio di svegliarsi perché ho bisogno di lei. E invece niente, lei continua a dormire. Forse fa finta di non sentirmi. Forse si è stufata di me, delle mie parole e dei miei pensieri. Probabilmente ha preferito andare in letargo piuttosto che stare ad ascoltarmi. E ora io come faccio senza di lei? Io ho un vitale bisogno di scrivere. Purtroppo lei, brutta traditrice, non lo capisce. Lei si lascia cullare dal silenzio della poca neve che è caduta sopra al mio tetto. Sta in silenzio, e questo suo silenzio crea ancora più confusione nella mia testa. Un vociare nel mio cervello mi impedisce di mantenere la calma. Tutte queste voci hanno bisogno di uscire, di rimanere intrappolate in un foglio di carta. Ma non riesco a trovare le parole giuste per legarle col tratto di questa penna. Non so isolare le varie voci ed ascoltarne una per una. Riuscirci sarebbe come rimettere in ordine tutta la confusione che c’è nella mia testa, quel gran vociare di pettegole nel mio cervello. Come quando sei al mercato e le voci si sovrappongono l’una all’altra. Qualcuno urla più forte di altri, ma nel complesso si fa fatica a distinguere le varie persone in base alle voci. Ho bisogno della mia Ispirazione. Fidata amica fin da quando ho imparato a parlare e ho iniziato a inventare storie, personaggi, luoghi fantastici, giochi strabilianti. È vero, sono cresciuta. Ma Lei dovrebbe essere ancora qui con me. Ho bisogno di mettere per iscritto le mie storie, i personaggi che animano la mia fantasia, i luoghi che vedo come reali. NE ho BiSOgNO.
Tra ¢ισиι ci si Capisce"Sei tu quella
di più
tra noi"
Noi.
..E non capisci che non c'è più la distinzione IO/TU?
c'è quell'uguaglianza, quella completezza.
Come se fossimo ai due capi di un filo.
E bastasse tirAre la corda per RichiAmare l'altro.
IO/TU.
"Vedi? Sei la migliore
e tivogliobene
Fino al cielo."
.Dedicato ad un'amica.
Il caldo del sole estivo aveva già da qualche giorno lasciato posto al freddo pungente e alle giornate uggiose tipiche della Milano invernale. Lei, in una stanza color panna, guarda per l’ultima volta la luce emanata dal fuoco del camino prima di chiudere dietro di sé la porta di casa. Quattro giri di serratura per essere sicura di aver chiuso bene. Un’automobile è ferma davanti al vialetto. Lei riconosce la vettura dell’amico che quella sera è passato a prenderla. È già buio fuori e un’ombra sottile di nebbia avvolge tutto: gli alberi della via silenziosa, i lampioni che donano luce fioca alla strada, le panchine in lontananza che si intravedono a malapena. Quella nebbia umida e malinconica avvolge totalmente anche quella piccola donna. Già, perché a 19 anni non si è poi cosi piccine da poter essere chiamate bimbe, ma ancora non si può essere considerate delle donne. E allora lei è una grande bimba, piccola donna. Stretta nel suo cappotto nero sale in macchina: un piacevole tepore l’avvolge. <Ciao Manuel, grazie per avermi aspettata!> e cosi dicendo saluta l’amico. <Figurati, tanto non siamo in ritardo..> il ragazzo dagli occhi neri ha un tono leggermente ironico, ma sorride come sempre. Sa che l’amica in quest’ultimo periodo ha solo bisogno di questo: tanti sorrisi. Perché lei è da una settimana single, perché quello che negli ultimi mesi ha considerato il suo ragazzo si è rivelato una presa in giro. Perché lui, bello in ogni suo gesto, in ogni sua espressione e in ogni suo sguardo, l’aveva incantata. Non le era mai successo di sbilanciarsi così. Quella era stata la prima volta in cui si era buttata, in cui aveva tentato, in cui non aveva intenzione di avere un ennesimo rimpianto. Aveva spiegato le ali e aveva sollevato i piedi dal suolo, scoprendo quanto può essere meraviglioso il cielo in confronto alla banale terra. Ma pian piano il suo principe si era rivelato poi non così tanto azzurro e il suo comportamento le aveva fatto richiudere le ali. Così, da quella posizione privilegiata a cui era arrivata, era caduta in picchiata giù verso la terra e la sua crudeltà. Purtroppo le lacrime che aveva versato non erano causate da una ferita al ginocchio, ma da una ferita al cuore. E si sa: il cuore è uno strano organo. I tempi di guarigione non si possono mai stabilire. È un po’ capriccioso e molto esigente: decide da solo quando non sanguinare più. Perché per il cuore non ci sono cerotti e disinfettanti ad aiutare la guarigione, e il dolore risulta cosi più difficile da eliminare. Per quella sera, comunque, voleva solo divertirsi con i suoi amici. Bere qualcosa in un locale e scambiare quattro chiacchiere e due risate. Senza lacrime, senza dolori al cuore. Il locale scelto dall’amica dell’amico di quel ragazzo di cui non ricordava il nome è piccolo ma carino. L’unica fonte di luce proviene da lampade da terra che donano alla stanza un’atmosfera rilassante. Un grande acquario ospita pesci di tutti i generi: ci si può perdere ad osservare quei così discreti animale dalle code splendide. Due lunghe tavolate sono prenotate a nome del solito amico-sconosciuto, e già da un po’ sono accomodati diversi ragazzi e ragazze. Quando si accorge della presenza di lui, lei cerca la mano della sua più cara amica. <Fammi da sostegno!> le sussurra di getto. <Dai che ce la fai: un bel sorriso e lo stendi!> risponde all’orecchio dell’amica, a causa della musica abbastanza alta e dal sovrapporsi di tante giovani voci che hanno voglia di raccontarsi, ridere, scherzare. Una stretta di mano e un sospiro profondo. Per una sera voglio divertirmi. Sperando di riuscirci, sceglie un posto a caso dei due tavoli. L’unica richiesta: lontano da lui. Così, insieme alla sua amica, si accomoda di fronte a due ragazzi che conosce da tempo ma che non vede da qualche settimana. Guardandoli in faccia una cosa è certa: quella sera sarebbe stata memorabile. Infatti i ragazzi di cui si è circondata hanno scritto in volto un’irrefrenabile voglia di ridere, rilassarsi, divertirsi. E il buon umore, aggiunto al piacere di stare con quelle ragazze tanto carine e simpatiche, fa sbocciare tante risa sincere, risa che riecheggiano in tutto il locale ed arrivano all’orecchio di un lui che è stato scorretto ma soprattutto infantile. <Non girarti, ma c’è Marco che non ti stacca gli occhi di dosso.> una piccola confessione che esce spontanea e libera con la voce di Bea, quella buffa ragazza che è la più piccola del gruppo. <Davvero?!> sorpresa, lei che non è a conoscenza della propria bellezza, è stupita e quasi incredula. <Certo che è vero…ti direi bugie?> <No…però vorrei parlargli.> <Per dirgli cosa! Insomma, lui ti ha lasciata senza spiegazioni e non si fa sentire da un sacco di giorni. Se ha voglia, dovrà venire lui a parlarti. Insomma Marica, non puoi sempre stargli appresso.> L’amica non vuole arrabbiarsi, ha solo voglia di vedere più sicura la ragazza seduta al suo fianco. Così lancia uno sguardo a Gaia, una ragazza piccoletta dai lunghi capelli biondi e due occhi grandi e azzurri, che capisce la tacita richiesta di Bea. Inizia cosi a raccontare barzellette stupide, fare battute uscite al momento. Tutto per distrarre gli occhi color nocciola di Marica da Marco. M&M. Diceva sempre cosi lei: le loro iniziali erano belle insieme. Come uno specchio che rifletteva due vite così differenti che però erano entrate in comunicazione. <Ce l’hai una penna?> chiede Marica, sapendo che l’amica al suo fianco ne ha sempre una a portata di mano. Così, con la penna nera presa in prestito, inizia a scrivere quelle iniziali sul tovagliolo di stoffa del locale, pur sapendo di non poterlo fare. <Hey, ma cosa fai ancora!!> questa volta è Ciccio a parlare. Si è accorto della malinconia negli occhi dell’amica e le toglie il tovagliolo dalle mani. <Queste cose non sono ammesse qui dentro!> <E chi lo dice?!> Marica cerca di ribellarsi e riprendere ciò che è “suo”, ma già sa che non l’avrà vinta. La serata scorre veloce, tra sorrisi, barzellette, e tanto divertimento. Con sua sorpresa anche Marica riesce ad entrare nello spirito “festoso” della serata e degli amici. Col trascorrere dei minuti dimentica quasi il ragazzo alle sue spalle e tutte le preoccupazioni e sofferenze a lui legate. La serata si conclude anche troppo in fretta, quando tutti hanno il mal di stomaco dal ridere. Come si dice solitamente? Serata ben riuscita? Si. Quella è proprio una serata ben riuscita.
Torna a casa col sorriso sulle labbra, lei. Le ore passate insieme ai suoi amici era proprio quello che ci voleva per tirarle su il morale. Sotto alle coperte, col suo pigiama addosso, prende il cellulare e velocemente preme i tasti che fanno un leggero rumore, componendo un sms da 160 caratteri. Lo rilegge di nuovo e poi invia.
“Grazie per la serata, paperina. Era davvero quello che ci voleva Per togliermi un po’ dalla testa Un certo stupido…ma come vedi Ci sto di nuovo pensando. E va Beh. Buona notte. Ti voglio bene.”
Bea, appena entrata in casa, legge il messaggio e sorride. L’amica ancora non sa che lei durante il ritorno ha parlato a lungo col suo Marco. Ancora una volta lui sembra dispiaciuto, pieno di buoni propositi e con la speranza di essere capito. Ma, lei lo spera, questa volta non dovrà essere perdonato. Non c’è niente da capire. Non c’è niente da comprendere, perché è palese che tutto ciò di cui ha voglia lui è divertirsi. E la sua Marica questo non lo merita. Non di nuovo. Lei merita un altro. Un uomo, non un bambino. E di questo ne è sicura.
Forse dovresti fermarti un po’ a pensare. Se guardassi davvero in faccia la realtà capiresti che quello che hai provato negli ultimi mesi è importante, ma non era del tutto reale. La mancanza fa male, tanto male. Questo lo so. Ma non ci puoi fare niente. Rivuoi il tuo cielo? Le ali? Il sorriso? Forse dovresti guardarti intorno e capiresti che c’è un’altra parte del cielo che ancora non hai visitato. Quella parte dove il cielo è ancora più blu e l’aria che si respira è mille volte migliore. Un giorno troverai l’altra parte di cielo,
e sarà allora che inizierai davvero a vivere.
Il mio è solo un augurio per te. Ti voglio bene.
Parlando di favole mi rendo conto che la mia vita non lo è affatto. la tristezza regna sovrana ultimamente e so che non dovrebbe andare cosi. Non riesco a fare di meglio, purtroppo. Passerà. Cerco di illudermi ripetendo questo.Perché ci sia una favola non c’è per forza bisogno di un castello incantato. I principi possono non essere Azzurri e si può fare a meno dei cavalli Bianchi. Non sono poi così necessari nemmeno streghe, maghi fate e draghi. Per fare una favola può anche esserci una città normalissima e una ragazza come un’altra. Non deve necessariamente essere svenevole o in grande pericolo. Insomma, una favola può nascere anche ai nostri giorni. Gli ingredienti possono cambiare un po’. “C’era una volta..” L’inizio è sempre quello. Anche se la principessa non è poi cosi tanto principessa e il suo castello è in realtà un appartamento di periferia. Un bel giorno potrebbe comparire per caso un presunto bel principe, magari non bellissimo e perfetto, ma sempre una specie di cavaliere. Il cavallo potrebbe essere un motorino, una bicicletta o una macchina sgangherata. Sempre un mezzo di trasporto, insomma.
L’importante sarebbe comunque raggiungere qualcosa di tanto ambito da tutti, ciò che è racchiuso nella frase finale “E vissero per sempre felici e contenti”. Ma cosa succede se il Felici e Contenti non arriva? Non credo esistano favole finite male. Favole in cui la principessa viene lasciata dal bel cavaliere. Qualcuno ha mai sentito di un “Purtroppo non vissero felici e contenti”? Io no, sinceramente. Eppure le favole moderne non sempre contengono la formula finale. E io quella formula vorrei tanto sentirla. Vorrei vivere quella favola che mi è stata negata. Si, lo so. Troppa nostalgia. Cosa ci posso fare? Non riesco a farne a meno. Forse ho bisogno di tutta questa nostalgia per poter vivere bene. Una punta. Però in questi giorni la mia nostalgia è più di una punta. Così mi faccio uno di quei bei pianti, col viso schiacciato contro il mio cuscino rosso, avvolta nella coperta perché oramai fa freddo qui. Il bello è che non voglio far niente per smettere di piangere, riprendermi un po’ e dirmi “Eddai Bea, passerà anche questa volta”. Alla fine credo che un po’ mi piaccia stare qui a piangere, ascoltare canzoni strappalacrime e pensare a tutti quei motivi per cui dovrei piangere, aumentando così la mia tristezza. E i miei buoni motivi li ho. Sarà che oggi è un giorno importante, sarà che è da venerdì che le cose hanno ricominciato a girare in maniera diversa da come ho sempre voluto.. ..In questi giorni va così. Vorrei quella favola che ho sempre sognato. In realtà ne ho avuto un accenno, però poi mi è stata tolta. Come quando si è bambine e viene tolto il lecca-lecca di bocca. Poter iniziare a gustare qualcosa di cosi dolce ma non aver la possibilità di gustare appieno di tutta quella dolcezza. Volere di nuovo il lecca – lecca ma non poterlo riottenere, perché fa male, fa venire le carie. Ma io quel dolce lo voglio!
Si, il troppo amore fa male, distrugge. L’amore non basta.
Rimando anche per oggi la mia felice conclusione. Una favola, non chiedo altro. Un ritorno, lo so che è troppo.
Una lacrima, un'altra, un'altra ancora. Calde e salate. Mi rigano il volto, diventano fidate compagne di pomeriggi a cercare una notte artificiale.
Ma come si fa quando un desiderio è irrealizzabile?
Cade la pioggiaLa mia pelle è carta bianca per il tuo racconto gettando sulla pietra il nostro seme
[Cade la pioggia - Negramaro]
Ritorno con un sorriso sincero, ma anche con una sincera malinconia. Ma, daltronde, credo di aver capito che anche questo ci vuole per la mia f e l i c i t à . Si, il mio viaggio continua. Tra alti e bassi, oggi mi sento bene. Forse perchè grazie ad un tema scritto in classe ho affrontato Davvero il lato più oscuro di me. Ho buttato tutto fuori e mi sento un po' più libera. Più colorata. Meno nera. Voglio andare avanti, continuare a cadere perchè so che un giorno, quando mi rialzerò, poi sarò in alto tutta la vita. Mi lascio sempre scappare quello giusto. So che lo sto facendo di nuovo. Uno che sia bravo, gentile, comprensivo. Un pezzo di pane che non mi farebbe mai male. Eppure.. Forse questa volta bisognerebbe fare qualcosa di diverso, qualcosa che non è da me: provare a vedere come va. Me lo ripeto sempre: Prova, buttati, abbi coraggio. Non scappare. Sono brava a dare consigli agli altri, ma mai a dare consigli a me stessa. Ed è questo che rappresenta la mia pioggia. Io in questo non sono brava. Migliorerò, lo prometto. Anche questo mi aiuterà. Si, io un giorno sarò davvero f e l i c e .
Un pensiero è per la mia Rossellina. Ben tornata a te, e ben tornata a me. Come al solito, mi sei mancata. E' sempre bello ritrovarti. E ne è passato di tempo da quel giorno in cui ci siamo salutati, separati. Oggi: Dolce ritrovarti.Ma che potere ha un abbraccio?
Mi abbracci e sparisce tutto.
I mesi passati lontani.
Le parole non dette.
Non raccontate.
Lasciate in sospeso.
Le cose che ti sei perso di me
e che io ho perso di te.
Un abbraccio e un Ben tornato.
Mi è bastato darti questo
per ritrovare il buon umore.
E se mi dici che mi vuoi bene io ora ti credo.
Oddio non ci credo. E' già passato così tanto tempo e quasi non me ne sono accorta. E mi sei mancato da morire. Così lontano da non poterti sentire. E io [what a stupid!] che avevo paura di non vederti più. Invece eccoti qui. Le cose cambieranno, e lo so. Ma io ti voglio accanto per superare anche quest'anno. Perchè gli ultimi due, con te, sono stati migliori.
E pensare che c'è chi critica sempre quest'A.micizia. Eppure io ci credo davvero.
Nonostante la diversità, la grande diversità che c'è tra noi.
Come un V E T R O. Da un parte ci sto io, dall'altra ci sta lui.
Io lo guardo dall'altra parte, lui strano essere così diverso da me. Eppure ha sempre qualcosa da darmi. E io non posso farne a meno.
Perchè quando vado fuori di testa lui è l'unico a farmi ragionare, a
farmi tornare la calma.
[E solo tu sai indicare il cielo e sorridermi in quel modo, e solo io so cosa vuol dire]
E volo via. Un viaggio per cercare di far bene all'anima.
Volo via. Anche il mio momento è arrivato.
Volo lontano Ripercorrendo a ritroso le tappe della mia vita. Vado a cercare i luoghi in cui ho lasciato
.La mia Gioia di vivere.
Vado a cercare fiori da respirare a fondo, fiori che mi ricordino qualcosa di diverso .dalla mia grigia Milano.
Cerco onde da accarezzare Per far suggerire al mio cuore quello che oramai ha Dimenticato:
.La Gioia di Amare.
Corro verso nuove nuvole da cavalcare, verso nuovi sogni da vivere verso nuove speranze da rincorrere. Porto con me solo la parte migliore.
.I miei sorrisi. .I miei scritti. .Le mie parole dolci. .Le mie riflessioni.
Questa volta nella mia valigia non ci entrerà nè .tristezza. nè .malinconia. nè .paura. nè .dolore.
NO. Loro rimangono qui, di fianco a questa tastiera. Faranno compagnia alla mia piccola pianta grassa Che non potrò curare finchè non tornerò, finchè non sarò guarita da questo intorpidimento dell’anima. E laverò nell’acqua salata la mia anima, come per sanarla da una stana lebbra.
E volo lontano. Verso case che non conosco Sabbie che non ho mai calpestato Persone che non ho mai visto O Che non ricordo.
Ripercorrerò a ritroso le tappe della mia vita. E ritroverò quella gioia di vivere, di amare. Poi tornerò. Ma solo dopo aver trovato quello che cerco.
Volo via. Porto con me solo me stessa. Ma in valigia ci entrano anche enormi quantità di speranza. Speranza di qualcosa di migliore. Si. Quella che non avevo da un po’.
E avrò un po’ di nostalgia, già. Penserò alla mia grigia Milano e, forse, vorrei far di nuovo parte di quel grigiore. Ma per questo mese mi tingerò di rosa. E indosserò il mio sorriso più bello.
Mi mancherete. Già lo so. Ma che ci volete fare, anch’io devo partire.
Non riesco a passare da ognuno di voi singolarmente, perché oggi ho saputo che la mia partenza è stata anticipata a dopodomani. Purtroppo niente saluti personalizzati. Mi sarebbe davvero piaciuto poterlo fare, ma non ne ho il tempo.
Perciò vi saluto da qui. Sperando di ritrovarvi a settembre tutti quanti. Con un sorriso più bello di quello che ricordo. Vi porto nel cuore. Tutte. Chi più chi meno in questi mesi mi avete dato un sacco.
E forse parlo di niente, ma i sentimenti di cui sto parlando voi li conoscete bene.
Tornerò. Con una nuova storia da raccontare.
Nuove emozioni da scrivere.
Magnifici ricordi da condividere.
Non posso non lasciare un pensiero speciale per la mia Rossella.
Non tante parole questa volta.
_IoFinoAlCielo_
Buone vacanze a tutti. .Stringimi ancora come quella volta in spiaggia con la Luna in una Notte d'estate.Oramai è quasi mezzanotte e l'aria è fredda, il vento del mare regala una brezza che fa venire la pelle d'oca. Quasi tutti i ragazzi di quella compagnia estiva sono andati a casa, ma loro sono ancora lì. Sdraiati l'uno accanto all'altra sulla sabbia umida osservano le s t e l l e. Stanno in silenzio, un po' perchè non sanno che dire, un po' perchè sono imbarazzati da quello stare soli. Il mare culla i pensieri di quelle due giovani menti, in modo che entrambi possano rilassarsi e rendere magica quella sera. Lei inizia ad avere freddo e non può fare a meno di tremare un po'. L'umidità della sabbia le sta entrando nelle ossa e fissando le stelle lascia che i suoi muscoli si muovano per cercare di riscaldarsi. Lui si gira verso di lei e sente che ha freddo. Così le si avvicina e le circonda le spalle col braccio. Ancora sdraiati sulla sabbia, rimangono stretti in quell'abbraccio. Sopra di loro un mare di stelle: sono quasi sopraffatti dalla bellezza di quello spettacolo. Quei due ragazzi sono così stretti che non possono fare a meno di sentire uno il battito del cuore dell'altro. C'è una tale differenza tra il gelido corpo di lei e quello di lui, che emana un tale calore.. Lui riesce a scaldarla. E non scalda solo il suo corpo, scalda anche il suo cuore. Iniziano a parlare tranquillamente, parlano per conoscersi. Catturano piccole informazione l'uno dell'altra per conoscersi, per scoprire qualcosa delle rispettive vite. Perchè fino a quel momento tra di loro c'è stata una ragnatela di sguardi e sorrisi. Si sono guardati da lontano, durante le risate della numerosa compagnia di sconosciuti. Si sono guardati per diverse sere, si sono piaciuti dal primo momento. Ma nessuno dei due aveva trovato la scusa per iniziare una conversazione. Finchè quella sera non si erano trovati soli, senza sapere come. Ma per una volta a lei va bene così. Le va bene stare al fianco di un ragazzo conosciuto la sera prima ma che le piace da morire. Le va bene non sapere niente di lui ma essere così attratta da quel bel ragazzo. Le va bene stare sola con lui in quella spiaggia, accanto ad una piccola barca bianca in legno. Lui smette di parlare. La guarda. Le accarezza il volto e le porta dietro all'orecchio destro una piccola ciocca nera che è scivolata dalla coda disordinata. Le sorride di nuovo. Si avvicina al suo collo e respira il suo profumo. Poi le bacia leggermente la pelle del collo. Lei lo lascia fare. E non pensa alle sue delusioni amorose. Non pensa al fidanzato che da poco l'ha lasciata per godersi l'estate. Pensa solo a quel lieve bacio sul collo, al brivido fermato sul fondo della schiena che l'ha appena attraversata. Lui la bacia. Un bacio che sa di non-conoscenza, che sa d'estate, che sa di sale e di umidità. Non c'è una canzone di sottofondo. Il bacio che si scambiano è in silenzio. Anche le onde del mare baciano la spiaggia, anche loro stanno in silenzio. Ed è così, in silenzio, che si fanno compagnia. E il cuore batte un po' più forte, anche se quello che si prova non è a m o r e. Sanno già che dopo quella breve vacanza non si rivedranno mai più, ma va bene così. Le delusioni per una sera vengono lasciate nelle vie delle città oramai lontane, le compagne di inverni gelidi e monotoni. Ma lì, su quella spiaggia, si abbandonano al sapore di un bacio nuovo, di un bacio salato.
E quella spiaggia ha visto altre mille scene così. Le ha osservate in silenzio e tiene nascosto il ricordo di ogni bacio rubato o regalato nel profondo del mare. Regala un po' di magia ad ogni coppia vecchia o nuova. Cerca di far sognare cuori che di magia non ne conoscono più, e regala ricordi a cui aggrapparsi durante gli inverni spenti. Un bacio ne segue un altro, e il mare già sorride. Un'onda si infrange più violentemente contro gli scogli e un gabbiano solitario si alza in volo. Canta la sua serenata per quei due ragazzi che hanno voglia di sognare ancora un po', che non hanno voglia di diventare grandi. Canta la sua serenata e forse sa di regalare una favola di una sera a quella coppia che ha poche ore di vita. Perchè le relazioni estive sono come i sogni. Sono belle da vivere, ma prima o poi ci si sveglia. E quando succede, lasciano un sapore dolce e amaro allo stesso tempo sul palato. Un po' come un sorriso che nasconde una nota di malinconia. Ma, sicuramente, belle da vivere.
Avevo voglia di scrivere qualcosa di diverso. Ok, non è il massimo. Solo è quello che mi andava questa sera. Senza troppe correzioni, aggiunte o tagli. Un sapore esclusivamente estivo, così come è uscito di getto. Solo per stasera. E ora vado a letto. Così, cullata dal dolce ricordo di un bacio che sa di sale. Cullata dal pensiero di un ragazzo che non ho mai più rivisto, ma del quale conservo un ricordo meraviglioso. Beh, con questo sapore così dannatamente dolce in bocca mi sento meglio. Perchè questa sera mi sentivo inquieta, ma ho ricordato quel dolce ragazzo di esattamente un anno fa. Un anno fa come oggi. Ma, prima di guardare il mio diario dell'anno scorso, non me lo ricordavo. Tutto qui.
Forse è solo perchè mi sono stancata di stare qui ad aspettare qualcosa che non arriva. Sperare in qualcosa che forse non esiste..Un pO’ di pAce menTale: è tuTto qUELlo che chiedo.
Ho voglia di provare una di quelle emozioni che tolgono il fiato.. Prima di partire per un lungo viaggio porta con te la voglia di non tornare piùNiente storie oggi. Oggi non parlo di altri. Oggi parlo di me.
Voglio essere un po' egoista, un po' protagonista.
Oggi punto i riflettori tutti su di me.
Ed ora inizia lo spettacolo.
Io sono l'attrice principale.
Almeno questa volta.
Me ne voglio andare via di qui. Voglio andare lontano.
Voglio la mia America. Voglio il mio sogno.
Staccare la spina per un po'.
Voglio andare via da questa piccola Italia che mi sta tanto stretta.
Ho bisogno di grandi spazi.
La mia America. Anche un mese. Le grandi città. I grandi palazzi.
Le grandi persone. I grandi lavori. Le mie grandi speranze.
Avevo dei progetti, un tempo.
Una volta finite le superiori avrei iniziato a lavorare. Avrei messo via un po' di soldi e, insieme alla mia migliore amica, avrei comprato una
casa. Anche una casettina minuscola. Una di quelle con tre stanze soltanto. Una di quelle in centro Milano, piccolissime, con i muri spessi
e i portoni di legno alti e pesanti. L'Università avrebbe potuto aspettare. Perchè il nostro sogno da anni
era questo. Una casa insieme.
Noi abbiamo sempre diviso tutto. I dolci, il dentifricio la mattina per lavarci i denti, la coperta se la notte avevamo freddo, il divano quando
guardavamo qualche film insieme. Abbiamo diviso i nostri segreti. Quelle cose che solo io e lei sappiamo. Quelle confessioni che non faremmo mai nemmeno se ci puntassero una pistola alla tempia. Abbiamo diviso i pianti e le risate. Abbiamo diviso tutto. Davvero. Tutto quello che si può dividere con una persona, noi l'abbiamo diviso.
Se ripenso a com'eravamo solo fino a due settimane fa, mi sembra una vita.
Io e lei. Estremamente diverse. Ma legate da un qualcosa di magico. Una sintonia pazzesca.
Io e lei - 9 luglio 2006
Ora. Uno sbaglio. Un dannatissimo sbaglio. Tutto andato. Perso. Tutto quello che avevamo costruito in questi anni è andato perduto.
Si. Per un grosso sbaglio, uno sbaglio enorme. Perchè io sono così dannatamente alla ricerca di qualcuno da Amare. E questa volta ho cercato nel posto sbagliato. Nella persona sbagliata.
Un tempo anch'io avevo dei progetti
che avrei realizzato.
Ne ero cosi sicura, ma perchè
ero cosi dannatamente sicura di
quello che progettavo?!
Col tempo le cose si sistemeranno. Lo so. Tutto si sistema. I rapporti si ricostruiscono, cosi come si ricostruisce la fiducia.
Ma io non ce la faccio più. Non ora.
E' da tempo che mi sento irrequieta,
alla costante ricerca di una stabilità che non trovo.
Mi sento come una pentola a pressione.
Mi sento stretta nei vestiti che indosso.
Mi sento affogare nella vita che vivo.
Mi sembro recitare un atto e non vivere la mia vita.
E allora? Allora me ne voglio andare via da qui.
Oggi c'è che non ne posso più di questa vita di schifo che sto vivendo. Oggi c'è che voglio fare una valigia e andarmene lontano.
Voglio prendere solo le cose essenziali. E partire. Tutta sola arrivare all'altro capo del mondo: il mio.
Voglio stare in un paese sconosciuto, tra persone che non conosco. Lì, in quel grande continente, conosco solo tre o quattro cugini. L'ultimo l'ho conosciuto due settimane fa. E mi ha detto: "Quando vorrai venire, sappi che la mia casa è la tua casa."
Voglio imparare davvero questa nuova lingua. Voglio assaporare le loro usanze, il loro modo di pensare.
Voglio stare in mezzo a persone che non mi conoscono, che non associano me a qualcosa che ho fatto [in bene o in male].
Voglio arrivare lì e costruirmi una reputazione tutta nuova.
Ma sapete cosa c'è? Che, forse forse, voglio scappare dai miei problemi. Voglio scappare dalle questioni irrisolte, dalle persone che mi hanno fatto e mi fanno male, dalle situazioni scomode, dai doveri, dall'onore..
Ok. Non va bene scappare così. Ma chi ha deciso che non va bene?
Magari a me farebbe solo bene. Anzi, togliamo il magari. A me farebbe solo bene.
Mi sento meglio solo a scriverlo. Mi farebbe bene andare via da qui.
Ho bisogno di nuovi progetti. Progetti sani, salutari. Progetti prescritti dalla mia dottoressa. Come in una ricetta. Come le pastiglie che prendo per togliermi la nausea. Si. Vorrei che i miei progetti fossero del Plasil in pastiglie. Ne prendo una e mi sento meglio. Ne prendo una e sono felice. Ne prendo una e realizzo qualcosa di concreto.
Prendi tutti i suoni
dal frastuono di ogni giorno
cerca in ogni notte un po' di sole
ama la tua vita
non lasciarla andare
ora è il momento
non aspettare.
Angoli di cielo - Tiromancino
E allora io mi chiedo: Se sto aspettando troppo? Se in realtà non sto vivendo, ma solo aspettando? Ho voglia di vivere. Ecco tutto.
Ma i miei progetti sono lontano da qui.
Lontano da questa casa che così amo e così odio.
Lontano da questo paese che mi ha solo dato brutti momenti.
Lontano da questa mia Milano, compagna di ore felici.
Lontano da quest'Italia che non conosco molto bene, ma
che non m'ispira niente.
Lontano da questa gente che mi circonda, e mi giudica per
le apparenze.
Lontano. Dove non sarei come mi sono sempre mostrata. Lontano. Dove non reciterei una parte. Lontano. Dove sceglierei io come vivere.
_Lontano_
Io la voglio, lei, la mia America.
La voglio con ogni cellula del mio corpo,
con ogni fibra del mio essere.
E, no, non è un capriccio.
E' un bisogno..
Un bisogno primario.
Per alcuni è mangiare,
per altri è dormire,
per altri ancora è guidare.
Per me è questo.
Io e la mia America. Questa si che sarebbe una delizia.
_________________________________________________________________________________________________ Sta sera sono un po' così.
Sarà il troppo sole.
Sarà lo strano sogno che ho fatto stanotte.
Saranno le continue [brutte] novità di questi ultimi giorni.
Sta sera sono un po' cosi.
Non sono da capire.
Solo da leggere.
Perchè spesso non mi capisco nemmeno io.
e non tutte le storie finiscono bene, questo si sa. basta solo capire che un uomo, quando appartiene ad un'altra, non sarà mai solo nostro. Bisognerà dividerlo con una sconosciuta. e accettare che questo avvenga. prendere o lasciare.Qualche raggio di sole filtrava timido dalle fessure della tapparella semichiusa. Un raggio si era posato delicatamente su un bel viso, di giovane donna, che dormiva tra quelle lenzuola scombinate in un pomeriggio di metà aprile. Pian piano quel raggio di sole si faceva sempre più caldo, finchè lei non si era svegliata, cercando di rendersi conto del luogo in cui si trovasse. Essere amante non era mai stata la sua più grande aspirazione. Eppure si trovava lì, distesa su un letto con l'uomo di un'altra. Bello che fa male. Il suo sguardo come un sole ghiacciato: ipnotizzante ma estremamente erotico. Aveva sempre condannato quelle che portavano via gli uomini alle legittime proprietarie, finchè non si era trovata a interpretare il ruolo dell'altra: dell'amante. Non della donna tradita, non dell'uomo che non si accontenta di una donna. Lei, l'amante. E, a sua grande sorpresa, aveva scoperto che l'amante aveva sentimenti, paure, gioie ed ansie.
Si erano conosciuti in un bar di periferia. Lei, un caffè come una pausa dallo stress. Lui, un aperitivo con i colleghi di lavoro. L'aveva notata lì, tutta sola, e le aveva offerto la sua compagnia. Lei, strano ma vero, aveva accettato quei cinque minuti diversi dal resto del suo tempo. Una parola segue una parola, uno sguardo si confonde con un'altro. Lui aveva lasciato il suo numero scritto su un fazzoletto di carta, l'aveva guardata ancora e se n'era andato. Lei ricordava le sue incertezze nel chiamarlo. Sapeva che aveva la fidanzata, e che la casa di lei era diventata anche la casa di lui. Aveva paura di chiamare e sentire dall'altra parte una voce femminile rispondere. Aveva paura di inviare un messaggio che poi sarebbe stato letto dalla persona sbagliata. Soffriva terribilmente per la non sicurezza che aveva di lui. Lo vedeva come un punto non stabile. Lui, fidanzato, sosteneva di essere in crisi con la sua "metà". Qualcosa non andava più. Poi aveva incontrato lei: bella, spiritosa, intelligente. Era rimasto stregato. Prometteva che l'avrebbe lasciata, la sua ragazza. Prometteva che avrebbe fatto in modo che nessuno soffrisse. Ma, ricorda, in un gioco a tre prima o poi qualcuno si fa male. E lei lo sapeva bene. Ogni volta che lui citofonava a casa sua, il cuore le batteva a mille. Stava ad ascoltare i suoi passi mentre saliva ad uno ad uno i gradini che li separavano. Si perdeva nell'odore dei suoi abiti. Assaporava appieno ogni bacio che le regalava. Godeva di ogni singolo minuto passato insieme in quella stanza. Lei e l'uomo di un'altra. Dopo le ore passate insieme, Le uniche parole che a lei venivano in mente ogni volta erano quelle di Raf : "Poi abbiamo fatto l'amore, è stato come morire." Lei, che nei panni dell'amante non si vedeva molto bene, ogni settimana comprava un completino intimo nuovo. Pronta ad assaporare delle ore di amore diverse. Perchè lui, ogni volta, aveva in serbo per lei qualche sorpresa. E allora lei stava attenta ad ogni minimo dettaglio del trucco, ad ogni capello in disordine, ad ogni capo che poi lui le avrebbe tolto. Perchè lui, bello come un sole ghicciato, le sembrava troppo. Aveva paura che potesse sparire in ogni momento. Da un giorno all'altro. Come una bolla di cristallo. Fragile e bello. Ma instabile. Ma ora erano in quel letto, ancora una volta. Lui dormiva ancora. Lei lo guardava, scrutava ogni minimo particolare del suo bellissimo volto. Lo voleva tutto per sè. La condivisione con un'altra donna non le bastava più. Lei, che prima di lui non aveva un uomo da diverso tempo, si era preclusa la possibilità di conoscere altri uomini perchè si riteneva impegnata con lui. Ma ora, dopo tutti quei momenti così speciali passati insieme, voleva qualcosa di più: una certezza. I fili dell'amore sono instabili. Alcuni sono forti: non si spezzano mai, durano per sempre. Ma sono pochi, in realtà, quelli che davvero durano "finchè morte non ci separi". La maggior parte di quei fili sono sottili. Possono spezzarsi da un momento all'altro. Non ci sono colle abbastanza forti per tenerli uniti. Basta tirare un pochino in più è.. Pack! Il filo si rompe. E lei questo lo sapeva bene. L'aveva provato sulla sua pelle tante volte. Ma, chissà perchè, non imparava mai. Come spesso accadeva, immersa nei suoi pensieri, lei non si era accorta del risveglio di lui. Pian piano si stava vestendo, sarebbe dovuto uscire entro qualche minuto. Sarebbe ritornato alla sua vita normale, quella che tutti conoscevano. Sarebbe tornato in ufficio per concludere le ultime faccende della giornata, poi si sarebbe infilato nel traffico straziante per tornare a casa sua. La casa che divideva con lei. La sua donna, senza volto. Non sapeva che aspetto avesse. Non conosceva la sua età. Non voleva darle un volto. Lei, la sua donna, non sarebbe dovuta essere reale. Un ultimo bacio ed era rimasta sola di nuovo in quella stanza. E si era ritrovata in balia delle sue insicurezze, perchè ancora il coraggio di fare le sue richieste non l'aveva avuto. E un po' piangeva, e un po' rideva, ripensando a lui: il suo sbaglio più grande. Qualche ora dopo. Si era vestita per uscire, per non essere uccisa dai suoi pensieri che non avevano fine. Per distrarsi, mischiarsi con la gente, respirare l'aria comune. Uscire da quella prigione costruita da quel sole ghiacciato che era lui. Il cellulare squillava. Il suo cuore aveva iniziato a battere un po' più forte. No. Non è con lei, ora. Chiama me, non lei. Chiama Me. <Hey>
<Ciao, dolcezza.>
<Dove sei?>
<Nel traffico, tu?>
<Stavo per uscire di casa.>
<Ascolta, ti devo parlare.>
<Dimmi.>
<No, non è facile, perciò abbi un attimo di pazienza.>
Dai, dillo! L'ho già capito.. E un nodo le attorciglia la gola, fino a strozzarla. Gli occhi diventano rossi, si riempiono di lacime. Lacrme che, con gesto esperto, ricaccia dentro.
<Ho pensato a un po' di cose, oggi. Ho pensato a me, a te, a lei.. Io mi sono comportato male nei suoi confronti. Faccio lo stronzo ma lei c'è sempre e comunque. In questo ultimo mese mi sono reso conto che lei è l'unica che mi ama davvero. Non pensare che io sia stronzo. E' solo che voglio troncare prima che qualcuno si affezioni.>
Troppo tardi, mi dispiace. Stava zitta, però, senza sapere che fare. Protestare sarebbe stato inutile. Piangere avrebbe tardato di qualche minuto la loro chiusura. E allora? Cosa gli dico? Che mi sono innamorata? E fare la figura della cretina? No, grazie.
<Ok. Va bene.>
<Davvero va bene?>
<Sei stato sincero. Non vuoi far soffrire la tua ragazza, la vuoi proteggere. E' giusto: la tua donna è lei. Tu ami lei. Un uomo non si implora. Hai preso la tua decisione, la rispetto."
<Grazie, allora. Sicura?>
<Vai tranquillo, non piangerò..>
<Ah ok. Allora.. ciao.>
<Ciao.>
La conversazione si era chiusa così. Si era accasciata sulla poltrona dietro a sè. Sguardo spento, nel vuoto.
Non ci credo. L'ha avuto lei. Non io. Lei. Lei che non è l'unica ad essersi innamorata di quel sole ghiacciato.
Quando vai via da me porta via quello che sei
sai che peso su di me la tua pelle se poi non c'è tanto non mi importa quanto cielo dovrò strappare per coprire e accarezzare quel sorriso che neanche il mare sa di avere [Neanche il mare - Negramaro]
la fine di un calvarioUna sorta di gioia mista a tristezza.
Felice.
DispiAciuta.
Forse c'avevo fatto l'abitudine
ma forse è meglio così.
Poter dire Basta per sempre.
[NOn ad alta voce, però.]
Non implorarti più di amarmi.
Non dedicarti più spremute di Cuore.
Ne ho capito l'inutilità.
Aver capito chi sei. Cosa fai. E perchè lo sei.
E scopire che quello che sei diventato non mi piace.
Non più.
Vivere di sogni.. No, non è giusto.
Non mi rimane altro che sintonizzare
il Cuore per una giusta ricezione.
Aspetto. Nient'altro.
Attendo di vivere di nuovo.
Il tempo di stand by non deve esserci più.
Voglio ritornare a νινєяє, ad αмαяє.
[ma ho bisogno di qualcuno che me lo insegni.]
Voglia di ricominciare.Caldo. Tanto caldo. Troppo caldo per quelle giornate di inizio giugno.
E' quando il sole tramonta ed iniziano a spuntare le stelle che si crea quell'atmosfera magica.
L'aria diventa più fresca, e un fiato di vento entra nella pelle.
Lei. Quella sera più bella che mai.
La nostalgia del passato la sta mangiando giorno dopo giorno, ma per una sera decide di provarci a ricominciare.
Per quella sera accetta di uscire con le amiche.
No. Non parlerà del passato con le amiche. Non le assillerà con quelle che loro chiamano "paranoie".
Lei quella sera è bella. Si sente bella, così come non si sentiva da tanto tempo.
Dopo il lavoro era tornata subito a casa. Quattro giri di serratura e la porta si era aperta.
Come di consueto, aveva posato borsa e chiavi sul divano del salotto.
La sua micina l'aveva accolta in casa con delle fusa.
Due coccole alla compagna fedele delle sue giornate monotone, dopodichè era entrata subito in doccia.
I vestiti del lavoro li aveva lasciati distrattamente sul letto.
Aveva acceso lo stereo, premendo on nell'aria si era diffusa subito un piacevolissimo motivo jazz.
Si era insaponata per due volte, accarezzata da un bagno schiuma al sapore di vaniglia. Era come inebriata da quel profumo.
Forse è vero che questi bagno schiuma sono rilassanti..
Fuori dalla doccia, abbracciata da un asciugamano, si era appostata davanti all'armadio per scegliere un vestito adatto.
Le piaceva essere impeccabile. I minuti scorrevano lenti, ma lei continuava a stare davanti all'armadio. Aveva aperto e chiuso cassetti, spostato ante e cercato tra gli indumenti invano. Finchè non aveva trovato un vestitino che non usava da tempo.
Nero, a tubino. Lo aveva infilato, senza mettere il reggiseno sotto. Non aveva un décolleté abbondante, perciò poteva evitare di indossare quel capo che riteneva tanto scomodo.
L'abitino metteva in risalto le sue forme, non abbondanti ma comunque piacevoli da vedere.
Dal ginocchio le gambe ben curate rimanevano nude, così come scoperto rimaneva il petto. Il vuoto così creato era stato colmato da una collana costituita da una catenina in argento e un punto luce di brillante.
Aveva lasciato che i capelli ricadessero liberi sulla schiena, in modo che la folta chiuma scura le incorniciasse il viso.
Prima di uscire nuovamente di casa, aveva accuratamente scelto il profumo da abbinare a quel vestito. Aveva deciso di usare Pure Poison: forte ed estremamente femminile.
Per concludere, sulla soglia di casa si era infilata un paio di sandali neri ai piedi.
Era davvero tanto che non si curava così, ne aveva quasi perso il gusto.
Non aveva voglia di far qualcosa per valorizzare la sua bellezza. Non le importava.
Ma per una sera voleva riprovare la sensazione remota di sentirsi addosso gli occhi di qualche uomo.
Quella sera ha voglia di ricominciare. Con il suo vestitino nero. Con i suoi orecchini accuratamente scelti. Con il suo trucco leggero. Con i suoi sandali dal tacco alto. Col suo profumo accattivante addosso.
E quell'aria che fa venire la pelle d'oca, rendendo però piacevole la sensazione, aumenta la sua voglia di ricominciare.
Si reca dalle amiche. In perfetto orario per l'appuntamento. Bere qualcosa in un locale. Sperare di incontrare qualcuno di piacevole.
Giocare a fare le adulte, quando ancora non si ha più di venticinque anni..
Già. Venticinque anni. E ultimamente si era sentita così vecchia.
Senza un legame sentimentale stabile. Senza un compagno per la vita.
Disillusa dall'amore già da diversi anni.
Qualcosa doveva essere successo quel giorno. Lei, guidando in macchina, aveva avuto la voglia di sentirsi di nuovo piccola.
Piccola per un amore spensierato. Piccola per godere di una passione travolgente.
Ma soprattutto, in grado di affrontare ancora tutto questo. Ma non con le lacrime, col sorriso.
E, con quest'idea in testa, posteggia la macchina e si avvicina alle amiche.
Le saluta tutte, una ad una. Ci sono anche dei ragazzi che non conosce. Un gruppo di persone a lei sconosciute.
Prendendola alla sprovvista, le si avvicina un uomo apparentemente senza età, molto affascinante.
Piacere, Tommaso.
E lei, con quella stretta di mano, capisce che [forse] la sua impeccabilità quella sera è servita a qualcosa..
Così, nel caldo di quell'aria che sa d'estate, sorride. Per la prima volta dopo tanto tempo.
Ricordando, troppo stanca per dormireMi ritrovo nella mia grande stanza. Troppo stanca per studiare e per dormire.
C'è un nuovolone nero che oscura l'unica finestra, quella sul tetto. L'abat-jour accesa sul grande tavolo di legno.
Penso al mio passato, così come succede molto, forse troppo spesso.
Ricordo una scatola sotto al mio letto. Si mi ricordo di lei, quella scatola così grande dove ho sempre conservato i miei ricordi.
La cerco e la trovo. Saranno mesi oramai che è là sotto, da sola.
Pesante e col coperchio ricoperto di polvere. Ci soffio sopra e la apro.
Tanti fogli, tanti quaderni. Tante foto. Oggettini piccoli e grandi.
I miei ricordi.
Sfoglio il mio primo diario.
La prima pagina è datata 8 marzo 1998. Parlo di me. Mi presento a queto confidente col lucchetto.
Verso metà parlo di lui. Quel lui che a otto anni mi ha fatto perdere la testa.
Penso a lui giorno e notte, e quest'ultima soprattutto perchè lo sogno molte volte. Sono qui a pensare a lui senza accorgermene e non so cosa provo per lui.
A otto anni.
Sorrido. Ricordo ancora come stavo male. Vorrei potermi rivedere bambina. Osservarmi mentre creavo uno spazio tutto mio, mettendo un telo intorno al tavolo immenso che ho ancora oggi per nascondermici sotto. Stavo sempre là sotto. E scrivevo tantissimo. Disegnavo. Pensavo.
Vorrei potermi dare dei consigli. Rivedere una me piccola. E accarezzare la testa a quest'immagine sfocata.
Trovo un secondo diario. Datato 2002/2003.
Com'ero piccola!
A volte credo che sia meglio farla finita una volta per tutte. Abbandonare così tutti. Certo, da morta non avrei problemi: non vivo.
Rileggo di amiche che mi hanno fatto soffrire. Le stesse persone che ora incontro ogni tanto per caso e guardo a testa alta: Io migliore di loro. Perfide ragazze a 13 anni. Quando io ancora giocavo con le bambole, loro escludevano me perchè non avevo una compagnia.
Riguardo foto mie con amici che oggi sono cambiatissimi. Fotografie di persone che non ricordo quasi più.
Un'infinità di lettere colorate, tristi o felici. Un sacco di bigliettini che sono volati da una parte all'altra della classe. E sorrido, ricordando i bei momenti passati. Sorrido anche ricordando quelli brutti. Io, bambina troppo seria, ho iniziato a soffrire troppo presto per le meschinità altrui.
E le delusioni d'amore già da bambina.
Conservo anche le mie tabelle. I giorni scritti in rosso, il cibo mangiato scritto in nero. E accanto le sensazioni. Rileggo l'orrore nel non essere riuscita a trattenermi, ad aver mangiato un biscotto in più.
Le tabelle degli esercizi. Il peso scritto a caratteri di fuoco una volta a settimana. Oscillazioni incredibili.
E lì non rido. Non ci riesco, non ancora.
Io rischio tutto per i miei 38 chili.
E l'ho fatto davvero. Non c'è un sorriso per questo ricordo. Ma nemmeno lacrime.
Ritrovo schizzi fatti da me. Disegni d'infanzia e di solo uno o due anni fa. Come mi piaceva disegnare! Ci sono cuori dappertutto qua dentro.
Poi ripesco il mio quaderno viola. Quello che mi ha accompagnato per due anni 2004/2005.
Avevo dato un titolo al quaderno. Una grande scritta nera all'inizio recita : Lo sconforto di sentirsi in bilico.
E capisco che certe cose non cambiano. Rileggo pagina per pagina. Tante pagine contengono il mio forte desiderio di avere un figlio. Articoli di giornale di ragazze madri, di autolesioniste, di anoressiche, di malate mentali, di donne in prigioni emarginate.
Articoli che raccontano omicidi atroci.
Li rileggo, uno ad uno. E ripercorro la mia grande cotta per quel ragazzo che non vedo più da anni. Rileggo di notti insonni che non ricordavo più e di messaggi che la mia memoria aveva cancellato.
E sorrido. E a volte rimango seria.
E rivivo le mie amicizie passate. Le lacrime e le gioie. Rivivo la mia pazzia per Lui. Un nuovo lui che mi aveva fatto perdere la testa. COsì, quando meno me lo sarei aspettato. Così come una ventata d'aria fresca.
Vorrei che il tempo si fermasse in questo preciso istante, proprio ora che mi ha sorriso e mi ha accarezzato la guancia, proprio ora che mi ha detto "come sei tenera" proprio ora che il mio cuore hce ha iniziato a battere più forte di nuovo dopo tanto tempo proprio ora che di nuovo mi sento felice e nuova proprio ora che di nuovo mi sto illudendo di qualcosa che non sarà mai. se davvero il tempo si fermasse rimarrei così in bilico tra una sorta di gioia e una specie di malinconia.. ma il tempo va avanti e lui toglie la sua calda mano dalla mia gelida guancia
e mi dà un bacio sulla guancia di quelli rumorosi, come quando all'altra persona vuoi far capire che non è un bacio dato così tanto per, no: è un bacio, anche se piccolo, pensato prima.
E oggi sorrido. Non piango più, non mi intristisco più. Sorrido. Per quello che è stato. E per quello che sarà di nuovo. Perchè oggi so che quelle sensazioni che ho provato quel giorno le riproverò.. Un giorno.
E dopo tanti piccoli oggetti, trovo una lettera. Datata agosto 2006. Scritta da me per mia sorella.
E allora sorrido. Di grande gioia questa volta.
…sai, non ho ancora trovato il modo per iniziare questa lettera, in cui voglio spiegarti alcune cose che in realtà dovrei dirti a voce. Ma sai che sono più brava con una penna che con le parole. Fra poco inizierà un nuovo anno. Sono emozionata quanto te per quello che andrai a incontrare. Un ambiente nuovo, fatto di falsità e meschinità. Tu gioca bene le tue carte, perché sarà davvero dura. L’anno che è alle porte segnerà una svolta nella tua vita. Crescerai, anche con le botte magari. Vedrai tante porte che ti si chiuderanno in faccia, riceverai tanti calci nel sedere. Incontrerai tanti tipi di persone. Quelli che se ne fregano di tutto, a cui interessa solo essere i primi della classe. Chi avrà un unico pensiero in testa: rimorchiare. Chi vorrà essere amico di tutti per sapere i peli di tutti. Chi vorrà esserti amico solo per convenienza. Chi si inventerà le più disparate palle per essere al centro dell’attenzione. Chi riderà di te, perché mettendo in mostra le tue debolezze cercherà di dimenticare le sue. Incontrerai qualcuno a cui interesserà solo mettersi in mostra, essere popolare. Magari incontrerai anche soggetti tranquilli. Ma non ti fidare mai subito. Ricorda che non sai chi ti troverai davanti. E non far vedere le tue debolezze. Sii forte. Tienile strette per te, quelle. Sono solo tue. E di nessun altro. Non stare a credere a chi dice che a scuola ci vai solo per studiare, che i problemi devi tenerli fuori dalla classe, perché per i prossimi cinque anni quella sarà la tua casa. È lì che passerai gran parte del tuo tempo. Lì ci saranno i tuoi nuovi amici e la tua nuova vita. I tuoi problemi li terrai sempre lì con te, sotto al banco, in un bigliettino scritto in piccolo, sulle pagine del diario, nei 160 caratteri di un SMS, scritti ai lati delle pagine dei libri. La tua scuola non sarà solo studio, ma molto di più. Sarà vita. Lì ti innamorerai, farai amicizie, ti troverai a litigare. I problemi non potrai tenerli fuori. Nell’arco di questi cinque anni cambierai, sia fisicamente che mentalmente. Diventerai bella. Dimagrirai, ne sono sicura. Ricorda una cosa, però. A volte essere belle può essere devastante. Ricevere tante attenzioni tutte d’un colpo, quando nella propria vita non se ne sono mai ricevute, potrà mandarti in confusione. Ti sentirai lusingata, apprezzata, accettata. Ma la bellezza non è tutto. Fa la sua parte, ma ci vuole dell’altro. Ci vuole quello che puoi trovare solo dentro di te. Crescerai. Maturerai. Arriverai al punto di non riconoscerti più. Ma non allarmarti, “perché dietro a ogni persona se ne nasconde un’altra. Forse più bella, forse più nuova, forse la tua”. E io ti dico vivila più che puoi. Senza rimpianti. Senza rimorsi. Vivi la tua vita in modo da poter guardare indietro e sorridere. Se qualcosa andrà storto, non ti preoccupare: tutto passa. Potrai avere seri problemi a scuola e starci male. Ma ricorda una cosa che ancora per il tuo carattere non riesci a fare: razionalizza. Agisci con sangue freddo. Pensa alle conseguenze di un’azione avventata. E ricorda soprattutto che con le mani non si risolve nulla, perché le mani non arrivano dove l’intelligenza arriva. Magari poi sarai rispettata per paura, ma può darsi anche che incontrerai qualcuna più forte di te che te le darà fino a farti sanguinare. Quindi sta’ attenta. Un’ultima cosa. Se vuoi, parla con me. confidati. Raccontati. Fammi vedere la bellezza e le brutture del tuo mondo. Io ti farò vedere le mie. Vorrei esserti amica. È quello che ho provato a fare in queste vacanze. Ho pensato che passando tanto tempo insieme e condividendo tante cose insieme ci sarei riuscita. Non so cosa ne pensi tu, ma io ci provo comunque finché non mi dirai che non hai intenzione di avvicinarti a me. Siamo sorelle, alla fine. Le sorelle dovrebbero essere anche amiche. Anzi, più speciali perché hanno lo stesso sangue. Io ci provo, Gloria. Vorrei ci provassi pure tu. Non ti giudicherò mai e poi mai. Né per le cose belle né per le cose brutte. Non mi deluderai mai, anche se farai qualcosa di sbagliato. Potrò solo confrontarmi con te e al massimo darti dei consigli. Sono tua sorella. Non un giudice. Non una mamma. Non un papà. Sono alla tua pari. In tutto. Stessi diritti, stessi doveri. Stessi problemi. Stessi dubbi. Stesse incertezze. Stessi sbagli. Mi spiace se a volte, ultimamente, non sono stata un esempio. Se hai conosciuto un lato mio che non ti piace. Ma è così che sono. Purtroppo l’ho tenuto nascosto a tutti per molti anni. Magari ogni tanto quel lato che non ti piace di me verrà fuori ancora. Non biasimarmi per questo. Sono un essere umano fatto di carne ed ossa anch’io. Non sono perfetta. Non ci sono riuscita ad esserlo. Ci ho provato, ma ho fallito. È stato straziante scoprirlo, sai? Non sono la figlia perfetta, l’alunna perfetta, la sorella perfetta. Avrei voluto esserlo, ma cado anch’io. Avrei voluto essere sempre un buon esempio per te ed Iris. Ma tu quest’estate hai visto la mia debolezza. Mi comporto così come mi hai vista perché non ho saputo prendere dalla mia famiglia tutto l’amore che mi serviva. Non prendermi per pazza. Ho fatto la prova del nove. Sono la cocca di mamma e papà solo per quello che faccio, non per quello che sono. L’ho visto in queste vacanze. Anche per questo mi hai vista così. Nel momento in cui non sono più perfetta non vado più bene. Capisci perché mi sono lasciata andare? Ho capito molte cose. Non m’importa se ora magari non ho più una buona reputazione hai tuoi occhi. Mi è servito comportarmi così. Ora sai meglio chi sono. Ed è ora che mi conosci di più che vorrei essere tua amica. Per sostenerti in questa nuova parte della vita in cui stai per entrare. Per darti il benvenuto nel club. Stai crescendo, Gloria. Anch’io sto crescendo. Vorrei che potessimo farlo insieme. Ti voglio bene
E con questi miei ricordi nel cuore, ora posso andare a letto. Piove, ora. Mi cullerò nella mia paura del temporale per riuscire ad affrontare domani un nuovo giorno.
Per Endovena [Parole sconnesse buttate giù per liberarmi]Avrei bisogno di un'iniezione di silenzio.
Si. Il mio amato silenzio.
Non faccio altro che sentire rumori di
questa città, tanto amata e odiata.
Non faccio altro che sentire voci
stridule e confuse che parlano dentro
la mia testa.
Hanno sempre qualcosa da dire, situazioni
da calcolare, sensi di colpa da far emergere,
occasioni da ricordare.
Non stanno zitte, loro.
Parlano veloci, ininterrotte e non mi lasciano
in pace. Avrei solo bisogno del mio adorato
silenzio.
Bisogno di tranquillità. Bisogno di poter riposare
la mia mente, oramai troppo confusa.
Ho bisogno di un'iniezione di valium.
Si. Dieci gocce di valium per dormire meglio.
La notte dormo a singhiozzi.
Mi accoccolo nel letto, le lenzuola accarezzano
la mia pelle. Prendo sonno. Sogno.
Immagini non chiare, persone conosciute che
mi parlano ma non capisco cosa vogliano dirmi.
Apro gli occhi: 1.30
Fa caldo. Mi rigiro nel letto, sposto il lenzuolo.
Mi riaddormento.
Sogno diverso, sempre confuso.
Apro gli occhi: 2.23
Sudo freddo. Controllo il display del cellulare
Una chiamata persa: Diego.
Mi rigiro nel letto. Sogno ancora.
Apro gli occhi: 4.15
Ho il cuore a mille. Ricordo squarci di quel sogno
che mi ha agitata. Voci indistinte. Proprio come
quelle nella mia testa. Bevo un goccio d'acqua.
Sogno.
Apro gli occhi: 5.00
No. Questa volta non dormo più.
In silenzio scendo dal letto, apro la finestra e mi
arrampico sul tetto. Seduta lì, guardo il cielo che
non è più nero. Il sole non si vede ma so che di
lì a poco sorgerà.
Guardo i tetti delle case intorno a me. La maggior
parte delle finestre sono aperte: hanno tutti caldo.
E a me questo caldo non fa respirare, non fa star
tranquilla, non fa dormire.
E questi sogno così strani mi lasciano una strana
sensazione tutto il giorno.
Ogni tanto ricordo un'immagine nuova, ma rimane
sempre tutto confuso.
Così aspetto che il sole sorga per iniziare con
una tazza di caffè una nuova giornata.
Ho estremamente bisogno di un'iniezione d'affetto.
Dipendente dall'amore, mi manca da tanto tempo.
Mi guardo intorno e vedo che pian piano quasi tutte
trovano la persona che ritengono giusta per stare
al proprio fianco.
Chi sta insieme da anni oramai, chi ha appena
festeggiato i primi due mesi, chi ancora ha il sapore
dei primi giorni.
Condivido la felicità altrui non potendo però gioire per
me.
Mi intristisco ormai molto facilmente. Basta vedere
un bacio, una carezza, una coccola. Perchè tutto ciò
di cui ho più bisogno mi viene negato.
Parlando di fidanzati, da quando ero più piccola ad
ora mi rimane un sapore amato sul palato.
Ricordi lontani. Per alcuni mi faccio una sana risata,
per altri sorrido, di alcuni mi chiedo come stiano..
E per me, beh.. Per me chiedo qualcuno che sia davvero
giusto.
Io che ho tanto amore da dare, non ho la possibilità
di offrirlo a nessuno.
Anche chi so che ne ha un bisogno estremo, il mio
affetto l'ha rifiutato.
Ma, se potessi, di overdose di affetto ci vorrei anche
m.o.r.i.r.e
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